Tra "challenge" pericolose, abusi e violenze, il bullismo è presente nelle scuole del Trentino. «Ma troppo spesso i presidi negano il problema». Parola al presidente dell'Associazione Contro il bullismo-Trentino Vivo, Giuseppe Di Lorenzo
«Nei quattro anni di attività della nostra associazione, in Trentino abbiamo ricevuto circa trecento richieste d'aiuto da parte di vittime di bullismo. È un fenomeno che colpisce a ogni età, si va dal furto della merendina, alle percosse fisiche, alle autentiche violenze che richiedono un sostegno psicologico o l'intervento dell'autorità giudiziaria». Il presidente dell'Associazione Contro il bullismo-Trentino Vivo Giuseppe Di Lorenzo svela amaramente come il Trentino non sia affatto un'isola felice dove il bullismo non esiste, tutt'altro. Ed è preoccupante la diffusione di abusi capaci di segnare per anni le vittime: «Abbiamo ricevuto la richiesta d'aiuto anche da parte di un uomo adulto che, vittima di bullismo in ambito scolastico, non era mai riuscito a liberarsi di questa profonda sofferenza - ha raccontato Di Lorenzo - Addirittura, continuava ad essere vittima di mobbing sul posto di lavoro». Insomma, l’ombra della sopraffazione ha continuato ad incombere su questa persona, nelle varie e diverse fasi della vita.
«In quattro anni, abbiamo ricevuto trecento richieste d'aiuto, da bambini e ragazzi di ogni età».
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Giuseppe Di Lorenzo
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L’elemento che maggiormente caratterizza l’attuale generazione di ragazzi è chiaramente l’onnipresenza dei
social-network, scaturigine costante di pericoli potenzialmente enormi: «Abbiamo ricevuto la segnalazione di diverse “
challenge”, le sfide che i ragazzi si lanciano reciprocamente attraverso i social, e che troppe volte si traducono in
grandi rischi per la loro incolumità», ha spiegato Di Lorenzo, che però sottolinea anche come i social possano essere
uno strumento utile per i ragazzi vittime di bullismo: «Dal web arrivano pericoli enormi, ma è proprio attraverso il web e i social che i ragazzi spesso
ci contattano e riescono a
chiederci aiuto. Lo fanno perché magari
si vergognano di parlarne con i genitori o con gli insegnanti». Insomma, ancora una volta quello dei social si conferma un ambiente terribilmente ambiguo, su cui non è possibile dare un giudizio netto.
«Il web è fonte di pericoli, ma anche strumento per chiedere aiuto»
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Immagine promozionale di Trentino Vivo
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Il bullismo ha spesso come drammatico teatro l’interno della
scuola, luogo che dovrebbe essere destinato alla socializzazione più benefica ed autentica: «Così non è, anzi l’istituzione scolastica è troppo spesso un
muro di gomma nei confronti di chi vuole contrastare il bullismo - ammette Di Lorenzo - Alcune scuole ci chiamano per parlare agli studenti
delle nostre esperienze e rendere noti quali sono gli strumenti per chiedere aiuto. Altre volte siamo noi a proporci, ma capita che i dirigenti ci rispondano: “
Qui da noi non c’è bullismo, queste cose non succedono, cercate dei fantasmi”, quando magari siamo venuti a conoscenza di episodi che richiederebbero il nostro intervento».
Eppure, intervenendo tempestivamente, si possono evitare strascichi lunghi e dolorosi: «Il più delle volte gli episodi di bullismo sono di piccola entità e riusciamo a sistemare i conflitti - conforta Di Lorenzo - La soddisfazione più grande è quando un genitore ci dice che dopo il nostro intervento suo figlio si è rasserenato e riesce ad andare a scuola felice».
Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito https://www.trentinovivo.it/ e la pagina Facebook https://www.facebook.com/BullismoItalia.
Fabio Peterlongo
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