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Con la crisi del commercio seguito alle restrizioni rese necessarie dalla pandemia, gli imprenditori trentini rischiano non solo di fallire, vendendo o svendendo le loro attività, ma persino di finire nelle mani della criminalità. Se da un lato c’è la pressione di malviventi e spacciatori, che hanno conquistato nuovi angoli di città prima regolarmente frequentati dalla cittadinanza ed ora deserti, dall’altro sembrano incombere sulle imprese trentine le “sirene” degli usurai, che mettono a disposizione capitali alle imprese in crisi, con l’obiettivo di riciclare denaro sporco. È questo il senso dell’allarme lanciato da Giovanni Bort, presidente di Confcommercio Trentino e della Camera di Commercio, che ha raccontato a “Belenzani” come si stiano moltiplicando le segnalazioni e le richieste da aiuto da parte degli imprenditori della città.
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| Giovanni Bort, presidente Confcommercio Trento |
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| Turismo e ristorazione "nel mirino" |
Oltre alla micro-criminalità, esiste un secondo fronte di “insicurezza”, anche più preoccupante, a cui sono esposte le piccole imprese, ovvero il rischio che le attività economiche in crisi di liquidità costituiscano un “boccone prelibato” per gruppi o associazioni criminali: «Il nostro timore riguarda principalmente i bar, i ristoranti e i piccoli esercizi, in particolare quelli di recente apertura che spesso hanno compiuto investimenti importanti indebitandosi per avviare la loro attività. Sono “aggredibili” - evidenzia Bort - Ed è facile che cadano nelle mani degli usurai, anche perché le banche non ti aiutano. Ma le aziende hanno bisogno di liquidità, perché devono pagare i conti, i dipendenti, i fornitori. In assenza di denaro molti finiscono per vendere o svendere». Sono dunque le piccole aziende quelle a maggior rischio di finire nel mirino dei gruppi criminali, ma Bort indica come problematico anche il settore dei grandi alberghi: «Tutto il comparto turistico è colpito duramente dalla crisi della liquidità e occorre prestare attenzione agli investimenti corposi di dubbia provenienza, perché sono spesso opera di soggetti che cercano di riciclare denaro sporco».
Fabio Peterlongo
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